Commenti di poesia: Alba festiva

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28 gennaio, 2007

Alba festiva

Che hanno le campane,
che squillano vicine,
che ronzano lontane?

E' un inno senza fine,
or d’oro, ora d’argento,
nell’ombre mattutine.

Con un dondolìo lento
implori, o voce d’oro,
nel cielo sonnolento.

Tra il cantico sonoro
il tuo tintinno squilla
voce argentina — Adoro,

adoro — Dilla, dilla,
la nota d’oro — L’onda
pende dal ciel, tranquilla.

Ma voce più profonda
sotto l’amor rimbomba,
par che al desìo risponda:

la voce della tomba.
(
Giovanni Pascoli, Myricae, 1891, 1903)

Poesia di suoni e rumori, nel pieno dello stile di Pascoli: le campane la percorrono dall'inizio alla fine, esse sono vicine, per la potenza dello squillo, e lontane per la distanza. Musicalmente sembrano accompagnare, come in una originale colonna sonora, i colori dorati dell'alba incipiente. Ad un certo punto sembra quasi che le campane preghino: il dondolìo lento ha un che di gesto sacrale, di inchino profondo. A questa implorazione il cielo pare restare indifferente, sonnolento. Mentre le preghiere umane si levano attraverso il suono del vespro mattutino, tra din don dorati ( efficace da questo punto di vista il ripetersi delle "di": dilla, dilla, d'oro, onda) e moti di adorazione, una voce si fa strada, la voce di chi voce non ha più: quella della tomba.

Oltre le parole, oltre i rumori vitali, lo sguardo pessimista di Pascoli ritrova il tema della vita che sfinita riposa. L'alba festiva, l'interrogativo iniziale circa il suono delle squille, si chiude con il ricordo dei morti, un silenzio di fronte a cui la melodia e il moto delle campane si contraggono e l'amore per la vita tintinnate e gioiosa lascia spazio al rimbombo cupo del ricordo di chi ha solo la muta voce della tomba.

1 commento:

bruna_gulino ha detto...

bellina ma ne ha fatte di migliori