La pioggia
Cantava al buio d'aia in aia il gallo.
E gracidò nel bosco la cornacchia:
il sole si mostrava a finestrelle.
Il sol dorò la nebbia della macchia,
poi si nascose; e piovve a catinelle.
Poi tra il cantare delle raganelle
guizzò sui campi un raggio lungo e giallo.
Stupìano i rondinotti dell'estate
di quel sottile scendere di spille:
era un brusìo con languide sorsate
e chiazze larghe e picchi a mille a mille;
poi singhiozzi, e gocciar rado di stille:
di stille d'oro in coppe di cristallo.
(Giovanni Pascoli, Myricae, 1891, 1903)
Stupore fanciullesco, per questa poesia paradigmatica dello stile di Pascoli. Tutto sembra accadere in pochi secondi, per una sorta di sovrapposizione di suoni ed immagini testimoniata dalle ripetizioni di termini ravvicinati: d'aia in aia, il sole, il sol.
Un'alba di pioggia, la luce che nasce dal buio, il risveglio del mondo. E' come un'orchestra di luci: attacca il gallo, lo segue la cornacchia, mentre il sole comincia ad illuminare il palcoscenico. Ma in tutto questo, la pioggia. Non si tratta di una pioggia cattiva, bensì di uno scroscio benevolo, di un effetto speciale sul concerto d'estate. E' una festa a cui brindare con stille d'oro in coppe di cristallo. Nessuna scenografia artificiale vale la natura, nessuno schermo o tecnologia potrà mai raggiungerla: la natura è viva, è feconda. La seconda parte della poesia è molto significativa in tal senso: languide sorsate, singhiozzi. E' quasi un amplesso, una continua nascita, che nessuna perfetta ripetizione digitale potrà mai eguagliare, perché la vita non è tecnologia, la vita è un miracolo di fronte a cui restare a bocca aperta, come un bambino che mira dal portico un alba baciata da un temporale d'estate.




3 commenti:
Per me dovrebbero mettere anche le parafrasi delle poesie
Per i commenti serve cuore, per la parafrasi a volte basta il vocabolario. ciao.
QUESTA POESIA è BELLISSIMA....MI è PIACIUTA MOLTISSIMA SOPRATUTTO E NON SO XK MI FA RIPENSARE ALLA STORIA D'AMORE (MIA PREFERITA ALLA PARI CON LA SAGA DI TWILGHT)
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